//29 - 10 - 2015 //
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A Igreja do Carmo e le nuvole rosa

Igreja do Carmo
Lasciate che l'eco di un insulto
sia un segnala di rinascita

A portuguesa, inno nazionale portoghese

Cosa succede quando un posto che fino ad un mese non sapevi neppure che faccia avesse, diventa un posto che riesci a chiamare casa?

Come ci dobbiamo comportare quando le nuvole rosa diventano la nostra quotidianità? Parlo così al me stesso seduto sulle scalinate di Largo do Carmo: una piazza che ti si spalanca davanti agli occhi quando meno te l’aspetti. Quando la vidi feci WOW, con la bocca apertissima: non entrarono mosche ma felicità.

Largo do Carmo perché la chiesa che ti sorride si chiama Igreja da Ordem Terceira de Nossa Senhora do Monte do Carmo. Che è un nome lunghissimo per un luogo di culto che in realtà è piccino, accogliente: dentro c’è un ossario.

Una chiesa che ti fa sentire al centro del mondo anche se sei nel culo del mondo: le poste, la domenica mattina il mercato con i prodotti tipici, le signore che danno da mangiare ai gatti.

Poco prima di Largo do Carmo alla tua sinistra trovi un bar di Destra; di fronte – alla tua destra – c’è un bar di Sinistra.

Come se gli opposti potessero convivere davvero.
Come se ci fosse davvero bisogno di una foto per farti sentire qui con me, con le notti che iniziano all’una ché prima non c’è in giro nessuno, il sapore di toast al tonno con la cipolla tagliata in due dai nostri denti, i bar dove dentro puoi fumare, la musica rock ad altissimo volume, i divanetti rosa antico che è diventato beige, le tovagliette pitturate di fiori, la mia lingua che fa sgorgare accento portoghese.

Con questa chiesa che è la mia preferita di Faro, in questa piazza che ti fa sentire la presenza di dio che boh se esiste chi lo sa. Con questa vita comoda, rilassata, esci in pigiama per far la spesa.

Avere tutto quello che ti serve ma non avere quello che vorresti davvero. Questa è casa mia, oggi.

Mak Tostas

Ma le case sono cose ferme, calde ma immobili.
Ci sediamo in casa e da lì non ci spostiamo più. E non sono andato dall’altra parte dell’Europa per essere la stessa persona che ero prima, per ripetere comportamenti, manie, ossessioni.

Perché se parlo con me stesso sulle scalinate, ci parlo pure quando sono al bar. E allora chiedo uma caneta e um papel, sul quale scrivere cosa voglio ottenere qua a Faro. Titolo: Obiettivi. E li elenco: uno, due, tre, quattro, cinque. Appendo il foglio in camera mia. La muffa mi saluta.

Parlo con la muffa, la mia unica amica.
Progetto con lei un piano, sul piano della cucina sporco di cibo. Razionalizziamo la magia dei sogni: apriamo i cassetti nei quali li custodivano e li mettiamo in fila. Li guardiamo, studiamo i pro e i contro: i vantaggi, le difficoltà. Pensiamo a quali rinunciare, su quali davvero puntare.

Prendiamo gli scontrini, la spesa fatta qua, i caffè bevuti là, cosa si può non comprare, cosa per me è invece essenziale.

Agli obiettivi io e la muffa diamo un nome: Luisa, Andreina, Gennaro, Tiziano, Monica. So come sono fatti ma ancora non li conosco.

So come sono fatti e già li vedo farmi compagnia.

Nel prossimo episodio ti spiego (finalmente!) perché vivo a Faro!

Ehi, adesso tocca a te:

Ti interessa sapere qualcosa in particolare su Faro e il Portogallo?
Scrivimi e ne parlerò in una delle prossime Cronache!