//06 - 12 - 2015 //
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[Sex workers e preservativi] In giro col camper per le periferie portoghesi

Fare il volontario in APF, un’associazione portoghese che promuove diritti sessuali, significare scoprire che questa ONLUS fa cose bellissime: ogni settimana con il camper che vedi in foto va per le periferie portoghesi a dare (gratis!) contraccettivi e lubrificanti alle prostitute. E’ il Ministero della salute portoghese che finanzia questo progetto di durata biennale:

paga i contraccettivi (sia maschili che femminili); paga la benzina per il camper, il personale che lo guida e tutto il materiale necessario; paga gli infermieri che fanno il test rapido per l’HIV: ti prelevano il sangue dal dito e dopo 30 minuti ti dicono se sei reattivo o meno al virus.

La settimana scorsa sono salito anch’io sul camper.
Ora ti racconto com’è andata.

Le aspettative

Siamo talmente abituati alla narrazione di un mondo crudele, ai telefilm americani che mostrano lo schifo e la violenza delle persone, che – prima di avvicinarsi all’ignoto – pensiamo subito sarà tragedia, musica triste, luci cupe, gente dal brutto aspetto. Perché incontrare una lavoratrice del sesso, o sex workers, o prostituta, non capita tutti i giorni.

E sì, prima di salire sul camper ero agitato.
Ammetto che mi facevo domande banali: “Come sarà? Come mi dovrò comportare?”.

La realtà

Ma come sempre la realtà è più noiosa e onesta delle nostre paranoie. Come sempre, tutto è più semplice di quello che crediamo.
Talmente semplice, scontato, noioso, che non ho fatto foto. Perché le periferie sono sempre ‘sta roba qua: strade lunghe, poche case, campi. Il camper si ferma in una piazzuola: Ola, M., quantos preservativos queres? dice la tipa che guida il camper. Vinte e um. Vado a prenderli, li conto e li passo a M. Saluti e si riparte verso altre sex workers.

E io rimango io
Ovvero quello che, se non ti conosce, i primi minuti non sa cosa dire, saluta, fa un sorriso e niente di più. Poi prende confidenza e ti racconta pure dei suoi problemi intestinali.

Perché se devi rapportarti con qualcuno in difficoltà,
la cosa più stronza che tu possa fare è smettere di essere te stesso solo perché lui ti fa pena

Ma non le salvate?
Lo so che te lo stai chiedendo. Ma la realtà non è una puntata di Mamma per caso: la fiction con Santa Raffaella, dove lei combatte contro le prostitute rumene vittime della tratta.

Perché la realtà non è una battaglia: è una resa
E’ rendersi conto che, spesso, se parli di tratta di esseri umani alle prostitute, queste scappano e non prendono neppure i preservativi gratuiti.Perché nella realtà non ci sono solo vittime
Nella realtà ci sono donne che scelgono liberamente di vendere il loro corpo, su una statale del profondo Sud portoghese.

Perché la realtà è un compromesso
APF preferisce tutelare la salute delle sex workers piuttosto che far loro la morale. Voi cosa fareste? Credete sia facile dimostrare che una prostituta è vittima della tratta di esseri umani?

Perché la realtà è anche fatta da sfruttatori che spengono le sigarette sulle pelle delle sex workers. Ci andate voi a combattere contro di loro?

E allora quello che fa APF è forse una piccola cosa, ma importante. La mia associazione ha creato un rapporto di fiducia con queste donne. Col camper che passa tutte le settimane, APF è come se dicesse loro:

Io sono qua. Tu non sei sola. Quanto te la sentirai, se vorrai, potrai dirmi che sei vittima. Nel frattempo, sempre se vuoi, ti do i preservativi

Perché nessuno salva nessuno.
A volte basta dire io sono qui.

Perché la realta è fatta soprattutto di pause pranzo in un centro commerciale. E poi verso Quarteira, una città a 30 minuti da Faro. Sembra un po’ Milano marittima, ma – ehi! – qui c’è l’oceano.

In un parcheggio di Quarteira, l’unità mobile di APF sta ferma per 4 ore: chi vuole, può venire a prendersi i preservativi e fare il test rapido HIV. Anche qui tutto molto semplice: le persone arrivano, noi le salutiamo, chiediamo di cosa hanno bisogno (Vuoi fare il test? Accomodati) e avanti i prossimi.

Quarteira

Le persone non le fermi

La lezione che mi porto a casa da questa giornata è che se un camper si può fermare, le persone no.

Non può controllare quello che fanno a letto. Se usano o meno il preservativo. Se si prostituiscono o meno.

E anche se potessimo controllarle, sarebbe giusto? Cosa facciamo, creiamo uno stato di polizia che ti mette in prigione se non usi il preservativo?

Anche se lo facessimo, non le fermeremmo comunque. Le persone – da sempre – fanno quello che vogliono. E se dici loro di non fare qualcosa, lo fanno proprio perché li hai detto di non farlo.

Non siamo Non sono Dio.
Questo me lo devo mettere bene in testa.

Nessuno salva nessuno perché nessuno è capace di salvare se stesso.

E le persone non le fermi, davvero.
Sono come la cicogna che ha creato un nido sopra un lampione al centro della rotonda di Avenida da República, in quel di Faro.

Noi umani ce la mettiamo tutta a costruire città lontane dal concetto di natura. Ma la cicogna continua a fare quello che vuole fare, a essere se stessa. Niente la ferma.

No, le persone non le salvi.

cicogna_Faro

E allora, che fare?

Io non lo so, ma voglio imparare dai migliori.
E allora mi alzo la mattina e vado in Largo do Carmo ad aspettare il camper.

Ci salgo sopra, la ragazza mette in moto.


Per approfondire