//02 - 02 - 2016 //
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In Portogallo ho imparato a dire Vaffanculo, col sorriso :)

Cabo de Sao Vincente

C’è questa moda di trovare la propria parola dell’anno, quella parola che ti guiderà per 366 giorni, che indica l’obiettivo che vuoi raggiungere, la persona che vuoi essere. Qua è dove ti racconto che parola ho scelto e cosa ho imparato in 4 mesi che vivo in Portogallo.

Corri, sapientino, corri

Per raccontarti questi 4 mesi userò come metafora la corsa. E’ banalissima, lo so. Talmente banale da essere vera.

Da quando sono arrivato a Faro corro, e mi piace tantissimo. Corro, corro, come se volessi davvero raggiungere la meta che mi sono prefissato.

Corro e arrivo a Cabo de São Vicente, nella punta sud-est del Portogallo. Qua ci sono scogliere che tremi, cielo ampissimo che sorridi. E un Faro.

Io e i miei amici immaginari non capiamo se si possa entrare. Ma un poliziotto ci invita a salire con lui. Ci arrampichiamo sulle scale di questo faro che non si trova a Faro ma a più di 100 km di distanza.

Da qui vediamo il mondo, un posto segreto, un non capire niente delle relazioni interpersonali, quattro amici, un bar. Basta poco, no? Mi giro e continuo a correre.

Sun

Conosci i tuoi mostri

E mi iscrivo a una “maratona” di 7 km. Tre giri attorno al centro di Faro.

Persone vestite giuste per correre. Io con i pantaloncini corti ereditati da chissà quale parente. Gruppi tutti uniti, ritti e impettiti. Io da solo. Si parte. E il fiato che già mi manca, il corpo che non lo sento, dov’è finito, percepisco solo il cuore, neppure più quello, non ci vedo più.

Rua s. Antonio che non c’è, le persone che fanno il tifo, rumori distorti, sento solo me stesso dirmi: Non ti fermare, porco***. Non permetterai mica che anche stavolta vincano loro.

Loro. Fine anni ’90. Chi c’era se lo ricorda. Noi persone un po’ così ce lo ricordiamo, perché educazione fisica a noi non piaceva, perché eravamo sempre gli ultimi a essere scelti quando si facevano le squadre, noi che ci avevano fatto credere che erano quelli bravi a scuola ma il corpo no, mica lo devi usare tu.

Noi che loro alle feste di compleanno non ci invitavano mai.

Ma non mollo. Corro, lentamente, ma corro. Stavolta vinco io. Stavolta si fa come dico io. Non li permetterò di farmi sentire – ancora una volta – sbagliato, fuori posto, strano, la checchina, quello che fa casino, quello imbranato, quello che piange quando c’è da fare il salto in lungo.

Non mollo, ma non pretendo di essere un atleta. Torno a sentire il mio corpo, la mia carne. Io ci sono. Correndo mi mescolo al vento.

sunshine

Trova una persona che ti spiri

E finalmente mi ricordo del Natale passato da solo, di quando sono entrato nella cattedrale del Sé, nel centro di Faro.

Delle piastrelle portoghesi (gli azulejos) che formano immagini, del barocco che non ce la fa a essere figo come quello italiano, di quella visione magica che mi salvò, mentre pretendevo di essere come gli altri, dimenticandomi di essere ciò che sono. Perché mi apparì lei, Livia Turco, ex deputata nata da una famiglia operaia del cuneese. Lei mi disse:

Stizioli, tu che ti lamenti di essere te, pensi sia facile essere me, Livia Turco? Pensi non sarebbe piaciuto anche a me essere come Rosy Bindi, famosa, stimata, presidentessa del Partito Democratico?

E invece sono Livia Turco. E arrivata a una certa d’età, mi sta bene così.

madonna

Chiediti cosa ti rende felice

Ormai non sto neppure più correndo. Sto volando. Il ricordo della voce di Livia Turco mi guida. Lei che mi sgrida dicendomi che è inutile che finga che per me non ha senso cercare la felicità. Perché lei lo sa bene cosa mi rende felice. Aspetta solo che io glielo dica. E io glielo dico così:

Livia, le persone come me e te dovrebbero sempre dirsi tutto. E adesso ti dirò le tre cose che mi rendono davvero felice.

E un aereo che passa non fa più sentire le mie parole. Arrivo al traguardo.

Impara la libertà

E ora mi è tutto più chiaro, davvero. La mia parola del 2016 è sempre stata lì, visibile nelle parole che dico ogni giorno. E’ il vaffanculo, quello che mi guiderà in questo nuovo anno:

E mettila in pratica

Se dico vaffanculo sono una persona piena d’odio? Ti chiedi se io mi chieda:

Dopo tutti questi vaffanculo, sono una brava persona?

Ma non c’è risposta. Perché è la domanda a non avere senso. Non ha senso qui, in una newsletter pubblica. Perché se mai mi chiedessi se sono una brava persona, è solo a me stesso che devo rispondere.

Non riguarda voi. Ma me. Non mi devo giustificare con voi se sono o meno un buon uomo. Cosa mi rende felice? Non è affar vostro. Cosa rende felice voi? Francamente non lo voglio sapere.

Vaffanculo sì, ma lo dico col sorriso. Perché non abbiamo più bisogno di dimostrare niente a nessuno. Io ho corso. Sono arrivato centotreesimo su centoquarantacinque. E’ poco? Vaffanculo :), non importa. Perché io comunque la corsa l’ho fatta. Intanto io c’ero.

Ma il Portogallo cosa c’entra? Cosa hai imparato laggiù?

Il Portogallo nella nostra vita c’entra sempre. C’entra perché qua, qua che non c’è niente, qua che le case distrutte, la povertà, le sedie che quasi annegano dentro una palude però no hanno ancora la forza di resistere, qua che l’inverno io non l’ho sentito, qua è come se il Portogallo fosse la rappresentazione esteriore del nostro stato d’animo interiore.

Qua è dove noi – facendo un lungo giro – proviamo a trovare noi. Qua è dove noi abbiamo imparato che aiutati che il ciel t’aiuta. Che i mostri non vanno odiati, né sconfitti, ma superati correndo velocissimo.

E alla fine a quei mostri lì noi abbiamo imparato a volerli un po’ bene. Perché senza di loro, non avremmo mai corso. Non saremmo mai arrivati qua.

Qua, in questo Portogallo che profuma di magia e cacca di cane.

Livia Turco mi dona un”ultima frase:

Non essere codardo né crudele. Non mollare mai. Non cedere. Mai.

chair

Mi rimane solo una cosa da risolvere:

Come cazzo si dice Vaffanculo in portoghese?

Per approfondire