//09 - 01 - 2016 //
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[viaggi] Quella volta in cui andai a Monaco e le riflessioni che ne seguirono

Viaggio a Monaco

Se mi segui sui social, già lo sai: la settimana scorsa sono stato a Monaco di Baviera. Non ti racconterò cosa ho visto e cosa ho fatto. Farò invece il sociologo dei poveri e scriverò le mie riflessioni nate da questo viaggio. Non pretendo di essere esaustivo. Pretendo però di essere onesto. Come sempre.

Il federalismo è figo?

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Una foto pubblicata da Marco (@unemme) in data:

La Germania è uno Stato federale. E questo lo si sente. Camminando per Monaco ti rendi conto che la Baviera ha una sua identità culturale ben precisa, che la sua estetica, gli usi e i costumi, il folklore insomma, le persone se li sentono dentro.

E pensi, con la bocca piena di burro e brezel, che forse la vulgata del “No, il federalismo giammai, l’unità d’Italia, Garibaldi, e bla bla bla”, forse è un concetto un po’ troppo astratto e che, sempre col forse, il federalismo non sarebbe il male assoluto in Italia. Tipo che io la differenza culturale con la Campania la sento eccome.

Entro il 2016 ci sarà in Lombardia un referendum che reciterà così:

Volete voi che la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione

Se sei Lombardo come me, ti consiglio di iniziare a informarti: io un’opinione in merito ancora non ce l’ho. Anche se questo referendum mi puzza di poracciata leghista, i 4 giorni a Monaco mi hanno regalato un punto di vista diverso. Forse ne farò tesoro. Forse no.

Una città per tutti

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Una foto pubblicata da Marco (@unemme) in data:

Non è retorica: mi è sembrato per davvero che a Monaco ci sia spazio per tutti. Per i bambini (con i parchi e i giochi, e gli asili nido), per gli anziani che se ne vanno in giro con i bastoni da trekking per camminare con più facilità, per i disabili che si muovono in autonomia grazie ai mezzi di trasporto privi di barriere, per i ciclisti con le millemila piste ciclabili. E per le donne, così belle (ma a me la bellezza teutonica piace dal 1992) e indipendenti con i loro passeggini e i figli appresso o vestite col tailleur che corrono in ufficio. C’è posto per gli immigrati, per quel buon ristorante thailandese a Sendlinger Tor, per l’indiano vicino a Marienplatz

Per tutti ma senza cuore

Munchen horror story

Una foto pubblicata da Marco (@unemme) in data:


Ed è vero: a Monaco io la passione, il cuore, quella roba che batte forte, io non l’ho sentita.
Da italiano del Nord, ma passionale, verace, che urla per le vie, rapportarmi alla razionalità tedesca non è stato sempre semplice. Ho percepito la loro ossessione per le regole, che seguono perché conviene seguirle, non perché sia giusto seguirle.
Ma, a conti fatti, Monaco è più figa di qualsiasi città italiana. Alla fine, forse, senza cuore si vive meglio. O forse, il cuore a Monaco esiste ma bisogna scavare a fondo per trovarlo. Come il cuore di tutti noi.

Le cose belle le tengo per me

E questo viaggio ne è stata la conferma. Ho condiviso molto di quest’esperienza. Ho intasato varie timeline con il mio #unpadanoamonaco, ma non ho postato niente che riguardasse me e le mie interazioni sociali. Quando si tratta di farmi un selfie di felicità, mi ritraggo.
Per rendere privato e dunque speciale un bel momento riservato.
Mi piace citare questa riflessione di Luca de Biase:

Che il contesto domestico è diverso dalla piattaforma del network sociale. Che non siamo solo individui connessi, ma viviamo in una pluralità di dimensioni, collettive, pubbliche, private, intime, solitarie: e questa pluralità, questa multidimensionalità della vita va conosciuta, coltivata consapevolmente, riconoscendo il limite della società liquida, ipertrasparente, senza temere le distinzioni emotive, sentimentali, culturali, pratiche, architettoniche.

La libertà di muoversi
è niente senza la volontà di esserci


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Una foto pubblicata da Marco (@unemme) in data:


E poi il correre dentro la metro, sentirsi parte di una metropoli che, tranquilla, mescola il suo essere a misura d’uomo con auto che sfrecciano e vie piene di gente alle 4 di mattina. E la neve scende. Tu freddo non ce l’hai. Sai solo che le occasioni perse non tornano. Sai solo che la prossima volta proverai a fare di meglio. Proverai ad essere più presente. A te stesso. Sai solo che quell’immagine (la trovi qua sotto) appesa nell’appartamento nel quale hai dormito, dice tanto di te.
Le brave ragazze fanno in paradiso, le cattive ragazze vanno ovunque: frase che tutti quelli che vogliono fare i trasgressivi citano. A sproposito. Ma l’anziana signora, il suo autobus, che magari la porta, semplicemente, a fare la spesa in Centro. Ecco, la libertà è fare quel che si vuole. Ma quello che si vuole non corrisponde mai a quella che viene definita trasgressione.

L'ultima foto di #unpadanoamonaco. Trovate il post su >> unsitodiemme.com #munich #munchen #monaco #monacodibaviera #bayer #Baviera #germany #germania #viaggi #trip #travel #blogger

Una foto pubblicata da Marco (@unemme) in data: